Chi Siamo


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L’associazione culturale “Rajche”, ovvero “Radici” in dialetto Sublacense, nasce nel 2009 dall’unione intergenerazionale di persone fortemente animate dall’amore per le tradizioni locali. La principale motivazione che ci ha spinto ad unirci è stata sicuramente la presa di coscienza che le importanti trasformazioni che la nostra comunità sta attraversando negli ultimi anni, in particolare il pendolarismo esasperato verso Roma, la disoccupazione e la conseguente emigrazione, stiano creando danni importanti al tessuto comunitario e all’identità culturale propria del nostro territorio.
Il nostro paese rischia sempre più di diventare un quartiere dormitorio della capitale, in cui non c’è più spazio e tempo per la perpetuazione di quegli usi e consuetudini in grado di mantenere coesa la comunità locale, permettendo agli abitanti di riconoscersi come parte di un’identità comune.

Questa perdita di identità non può che portare ad un forte individualismo, che impedisce di considerare il luogo dove si è nati, dove si vive, di cui si parla il dialetto come qualcosa di cui sentirsi parte, da amare e sostenere.

Amare il posto dove si vive da generazioni, dove si è cresciuti, in fondo, è il più grande atto di amore che si può fare a se stessi e alle generazioni che seguiranno. per questo motivo l’associazione culturale “Rajche” ha voluto puntare sulla valorizzazione e sulla promozione di alcune peculiarità culturali del nostro territorio come il dialetto, la musica tradizionale, la cucina locale.

Cosa intendiamo per cultura locale:  Subiaco e la valle dell’Aniene sono state attraversate nei millenni da eventi fondamentali per la cultura nazionale ed europea, basti pensare alla presenza dell’imperatore Nerone che ha dato un impulso fondamentale alla nascita della nostra comunità, a quella di S. Benedetto che qui ha scritto la sua regola dando vita al monachesimo occidentale, alla stampa del primo libro in Italia con il metodo Gutemberg, alla presenza dei Borgia.
Accanto a questi eventi straordinari però non dobbiamo dimenticare che c’è stata una storia “piccola”, fatta di eventi legati alle feste calendariali, alla devozione popolare, alle attività economiche tradizionali.
Accadimenti privati e collettivi svoltisi per secoli nell’ambito di quella cultura appenninica, agricola e pastorale che ha plasmato le sorti delle generazioni che ci hanno preceduto e che, anche se in forma residuale sopravvive ancora tra noi quando si parla in dialetto, quando si coltiva la terra, quando si perpetuano riti e feste tradizionali.

E’ questa storia minore, assorbita in maniera ereditaria ed inconsapevole che noi vogliamo tener presente ai nostri compaesani perché sia fonte di nuovo amore per Subiaco. Una storia che non appartiene solo a noi ma che anzi ci mette in stretto collegamento con le tutte le genti che da questa comune origine derivano. Per questo la nostra manifestazione più importante l’abbiamo voluta chiamare “Rajche: radici in comune” per rimarcare la nostra appartenenza ad un comune vissuto che ancora oggi nelle sue musiche, nei suoi dialetti, nei suoi usi unisce tutte le genti dell’appennino.
Attenzione però, nessuno pensasse che la nostra volontà sia quella di propagandare una visione bucolica fatta di contadinelli e di pastorelle, come spesso si vede in certe ridicole manifestazioni folkloristiche.
Per noi le nostre tradizioni vivono in quei giovani che decidono di non andare via, di aprire un’azienda agricola, di trasformare i prodotti del territorio, di promuovere le nostre risorse culturali,  ambientali e storiche. Per questo vogliamo creare situazioni in cui poterle utilizzare in maniera sostenibile. Per creare nuova economia su basi antiche, promuovendo le produzioni agricole locali, i prodotti tipici, le bellezze ambientali, così che la passione e l’amore per la nostra terra tornino ad essere nuovamente fonte di sostentamento per la nostra gente.